Pubblichiamo il bel discorso che Filippo Caramori, Sindaco dei ragazzi delle scuole medie “G. Sani” di Castelmassa, ha pronunciato in occasione del Centenario della fine della Prima Guerra Mondiale.

Con la speranza che le generazioni future sappiano ricordare e si impegnino ad imparare…

TESTO DEL DISCORSO

Un cordiale saluto a tutti voi e un ringraziamento sincero al nostro Sindaco che oggi mi ha voluto al suo fianco per rappresentare il pensiero di noi ragazzi a questa importante festa dell'Unità nazionale e delle Forze Armate. Quest'anno celebriamo il Centenario della fine della grande Guerra cercando di ricostruire la storia per dare valore alla memoria e coniugarla alle speranze per un futuro migliore.

La mia generazione, come quella dei nostri genitori, ha avuto la fortuna di nascere in un'epoca di pace per il nostro Paese, di conoscere la guerra solo attraverso il racconto degli anziani, dei nonni, attraverso i libri di scuola e i mezzi di comunicazione. Oggi ci sono ancora tante guerre nel mondo e diversi popoli chiedono libertà, giustizia, democrazia e identità in quanto interessi contrari ne negano questi diritti fondamentali.

Cento anni fa giovani poco più grandi di me partivano, spesso volontari, per una guerra in cui credevano, pieni di ideali ma che inevitabilmente si scontrarono con le crudeltà e l'orrore della guerra, del fronte e delle trincee. Quest'estate ho visitato Caporetto, il suo museo dedicato alle battaglie delle prima guerra mondiale e il percorso storico delle trincee, sono rimasto colpito da quelle foto e quei luoghi che gridavano dolore. Noi ragazzi dovremmo conoscere la storia per capire chi siamo e da dove veniamo e soprattutto per non commettere gli stessi errori.

Le guerre che si stanno combattendo nel mondo non sono meno terribili e meno traumatiche. Celebriamo la fine della prima guerra mondiale ricordando che oggi significa impegnarsi per difendere ciò che è stato conquistato con il sacrificio di troppe vite umane. Ma soprattutto dobbiamo preservare la pace nel nostro Paese e nel resto dell'Europa che in questi anni di crisi si trova ad affrontare temi delicati come le diseguaglianze sociali ed economiche.

Per noi ragazzi ricordare questa festa significa imparare a creare un futuro senza conflitti, dove a dialogare siano le persone e non le armi, dove le ragioni non siano quelle di pochi uomini al comando ma quelle degli uomini che vedono vincere i diritti di tutti.